ENCICLOPEDIA DELLA FINANZA

Raccolta strutturata di concetti e tematiche economico-finanziarie

Strumenti finanziari

Un’azione è un titolo di partecipazione al capitale sociale di una società, che ne rappresenta il capitale di rischio.

Possono essere quotate su mercati regolamentati al fine di facilitarne lo scambio a condizioni omogenee e trasparenti. In questo caso generalmente non tutte le azioni sono oggetto di quotazione, ma solo una parte più o meno rilevante detta “flottante”.

Secondo il diritto italiano le categorie di titoli azionari più diffuse sono:

  1. le azioni ordinarie;
  2. le azioni privilegiate, che godono di privilegi nella ripartizione degli utili e/o nel rimborso del capitale a fronte di diritti indeboliti dal punto di vista amministrativo;
  • le azioni di risparmio, le quali non prevedono il diritto di voto nell’assemblea degli azionisti, ma offrono benefici patrimoniali nella partecipazione alla distribuzione degli utili.

Un’obbligazione, o bond, è un titolo di debito emesso da una società o da un ente pubblico rappresentativo del prestito contratto dall’emittente.
Attribuisce al suo possessore il diritto di ricevere, generalmente a scadenza dello strumento, il rimborso del capitale prestato all’emittente più un interesse maturato su tale somma, le cui caratteristiche vengono stabilite in sede di emissione.
La remunerazione dell’investimento avviene in aggiunta al rimborso della quota capitale tramite il pagamento delle cedole periodiche.

In base alla presenza o meno di cedole e alle metodologie di calcolo delle stesse è possibile effettuare una prima classificazione delle differenti categorie di titoli obbligazionari.

I titoli obbligazionari che prevedono il rimborso sia della quota capitale che della quota interessi in un’unica soluzione al termine del contratto sono detti Zero Coupon Bond (ZCB).
Tra quelli che prevedono il rimborso della quota interessi tramite la distribuzione cedolare è invece possibile distinguere tra titoli con cedola fissa (Fixed income) e con cedola variabile (Floater).

Le obbligazioni possono poi essere governative, se emesse da un paese  (government bond), oppure corporate, quando emesse da soggetti privati o, ancora, obbligazioni emesse da enti pubblici.

Un’obbligazione, o bond, è un titolo di debito emesso da una società o da un ente pubblico rappresentativo del prestito contratto dall’emittente.
Attribuisce al suo possessore il diritto di ricevere, generalmente a scadenza dello strumento, il rimborso del capitale prestato all’emittente più un interesse maturato su tale somma, le cui caratteristiche vengono stabilite in sede di emissione.
La remunerazione dell’investimento avviene in aggiunta al rimborso della quota capitale tramite il pagamento delle cedole periodiche.

In base alla presenza o meno di cedole e alle metodologie di calcolo delle stesse è possibile effettuare una prima classificazione delle differenti categorie di titoli obbligazionari.

I titoli obbligazionari che prevedono il rimborso sia della quota capitale che della quota interessi in un’unica soluzione al termine del contratto sono detti Zero Coupon Bond (ZCB).
Tra quelli che prevedono il rimborso della quota interessi tramite la distribuzione cedolare è invece possibile distinguere tra titoli con cedola fissa (Fixed income) e con cedola variabile (Floater).

Le obbligazioni possono poi essere governative, se emesse da un paese  (government bond), oppure corporate, quando emesse da soggetti privati o, ancora, obbligazioni emesse da enti pubblici.

I fondi comuni sono istituti di intermediazione finanziaria, gestiti da una società di gestione del risparmio (SGR), il cui scopo è raccogliere capitale presso i risparmiatori e allocarlo al fine di garantire un rendimento agli stakeholders.

Caratteristiche principali: 

Una prima distinzione che è possibile effettuare separa i fondi tra quelli aperti e quelli chiusi. Le quote di fondi aperti possono essere acquistate e rimborsate durante un qualsiasi regolare giorno di negoziazione, incidendo sul patrimonio a disposizione dei gestori. 

Diversamente le quote dei fondi chiusi possono essere acquistare solo durante una precisa finestra temporale antecedente alla quotazione dello strumento e sono rimborsabili dalla SGR solo in determinati periodi o al termine dell’investimento. 

Un’ulteriore distinzione entra nel merito della gestione dei profitti: i fondi a distribuzione dei proventi prevedono l’accredito, totale o parziale, di questi ultimi sul conto corrente dell’investitore sotto forma di cedola. Nei fondi ad accumulazione dei proventi questi vengono mantenuti all’interno del fondo e nuovamente investiti.  

Tipologie di fondi:

I fondi comuni di investimento sono classificabili in base agli asset da essi detenuti. La distinzione comunemente utilizzata è la seguente:

• Fondi azionari: investono principalmente (almeno 70% del patrimonio) in azioni o in strumenti simili e hanno un livello di rischio sostenuto. 

• Fondi obbligazionari: investono prevalentemente in obbligazioni ordinarie e in titoli di Stato, garantendo quindi un livello di rischio moderato. 

• Fondi bilanciati: mirano a bilanciare le diverse forme di investimento in modo da ottenere prestazioni e mantenere un profilo di rischio initermedi fra quelli delle altre categorie prima descritte. 

• Fondi immobiliari: acquistano esclusivamente beni immobili e quote di società immobiliari. Viste le caratteristiche degli strumenti detenuti, per questi fondi vige l’obbligo di adottare la forma chiusa. 

• Fondi Hedge: hanno come obiettivo la massimizzazione del patrimonio. Sono strumenti altamente rischiosi che ricorrono a strategie quali lo short selling, l’uso della leva e la compravendita di strumenti derivati al fine di garantire un ritorno . indipendente dalle condizioni del mercato.

• Fondi di fondi: acquistano quote di altri fondi garantendo una buona gestione del rischio ed un elevato grado di diversificazione. 

• Exchange Traded Fund (ETF): tipologia particolare di fondo che mira a replicare l’andamento di un sottostante espressamente dichiarato dai gestori del fondo. La replica di tale andamento viene effettuata passivamente. 

Valutazione: 

Il metodo più semplice e intuitivo per valutare la gestione di un fondo comune d’investimento è il confronto con il proprio benchmark, ovvero un indice che rappresenta l’andamento del mercato sul quale il fondo investe il proprio patrimonio. 

Tuttavia, per un’analisi più approfondita sull’andamento degli strumenti di risparmio gestito, si rimanda al concetto di RAPM. 

 

I derivati sono contratti stipulati tra due parti il cui prezzo dipende (“deriva”) dal valore di un altro strumento, detto sottostante. 

Questi contratti nascono come prodotto utile ad effettuare operazioni di copertura nei confronti di specifici rischi finanziari, ma possono anche essere utilizzati in un’ottica speculativa per operazioni di trading o di arbitraggio. 

Gli strumenti derivati maggiormente noti e più comunemente utilizzati sono gli swap, le option e i future.

Gli swap:

Lo swap è un contratto tramite il quale due parti si impegnano a scambiarsi dei pagamenti periodici a delle date future prestabilite. Tali pagamenti possono essere entrambi di importo fisso, entrambi di importo variabile o un fisso ed un variabile. 

Lo swap é un contratto Over-The-Counter (OTC), creato specificatamente per le due controparti e non scambiabile sui mercati. 

Le option:

Le opzioni sono contratti derivati che attribuiscono al possessore, dietro il pagamento di un premio, il diritto, ma non il dovere, di acquistare o di vendere l’attività sottostante ad un prezzo precedentemente stabilito (strike price) e in/entro una certa data futura.

I Futures:

I futures sono contratti a termine standardizzati tramite i quali le parti si impegnano a scambiarsi, ad una data futura prestabilita, un certo quantitativo di un’ attività reale o finanziaria (sottostante) ad un determinato prezzo e con liquidazione differita. 

Derivati

Lo swap è un contratto tramite il quale due parti si impegnano a scambiarsi dei pagamenti periodici a delle date future prestabilite. Tali pagamenti possono essere entrambi di importo fisso, entrambi di importo variabile o un fisso ed un variabile.
Lo swap é un contratto Over-The-Counter (OTC), creato specificatamente per le due controparti e non scambiabile sui mercati.
Le tipologie di swap più diffuse sono:

  • Interest Rate Swap (IRS): le due controparti si impegnano a scambiarsi dei flussi periodici, almeno uno dei quali è indicizzato ad un tasso di interesse stabilito al momento della stipula del contratto. Sono strumenti particolarmente utili per modellare la propria esposizione nei confronti delle variazioni della curva dei tassi di interesse e per trasformare da fisso a variabile (o viceversa) il rendimento di un’attività finanziaria o i flussi in uscita di una passività finanziaria.
  • Currency Swap: contratto tramite il quale due controparti scambiano a pronti due flussi denominati in due diverse valute e, per tutta la durata del contratto, si impegnano a pagarsi gli interessi maturati sull’ammontare di valute che detenute. Infine, a termine, avviene nuovamente lo scambio dei nozionali di riferimento, al medesimo tasso con cui è avvenuto lo scambio a pronti.
  • Credit Default Swap (CDS): contratto che prevede il pagamento di flussi di cassa periodici da una controparte all’altra, in cambio di un’assicurazione che prevede un rimborso in caso di fallimento di una determinata società. Tramite il quale una delle due parti si impegna a emettere un pagamento alla controparte nel caso in cui si verificasse il fallimento di una determinata società. Il beneficiario di tale “assicurazione” si impegna invece a corrispondere alla controparte dei versamenti periodici.
  • Commodity Swap: questi contratti bilaterali prevedono da una parte dei pagamenti fissi periodici e, dall’altra, dei pagamenti indicizzati all’andamento di una commodity.

 

Le opzioni sono contratti derivati che attribuiscono al possessore, dietro il pagamento di un premio, il diritto, ma non il dovere, di acquistare o di vendere l’attività sottostante ad un prezzo precedentemente stabilito (strike price) e in una data futura (nel caso di opzioni di tipo europeo) o entro una data futura (per le opzioni di tipo americano).

Caratteristiche delle opzioni:

  • Sottostante: attività finanziaria alla quale fa riferimento il contratto. Può essere un’azione, un indice, una valuta, un titolo di Stato, ecc.
  • Strike price: il prezzo di esercizio (o strike price) è il prezzo del sottostante al quale l’investitore può esercitare il diritto.
  • Premio: prezzo pagato dall’acquirente dell’opzione. Esso rappresenta la perdita massima a cui si espone chi compra questa tipologia di strumento derivato.

 

Inoltre possono presentarsi tre differenti scenari:

  • L’opzione è “In The Money”: il possessore dello strumento ha convenienza ad esercitarlo immediatamente;
  • L’opzione è “At The Money”: lo strike price e il prezzo di mercato del sottostante coincidono, non esercitando l’opzione o esercitandola e rivendendo il sottostante sul mercato si avrà sostanzialmente lo stesso risultato;
  • L’opzione è “Out of The Money”: il possessore dello strumento non ha convenienza ad esercitare.

Tipologie di opzioni:

Una prima distinzione essenziale tra le option è da effettuare tra opzioni call e opzioni put.
Le opzioni call conferiscono al possessore la facoltà di acquistare il sottostante alle condizioni implicite nel contratto.
Le opzioni put, al contrario, danno diritto a chi le possiede di vendere il sottostante al prezzo prestabilito.
Entrambe le tipologie di opzioni possono essere sia comprate che vendute, dando origine a quattro possibili scenari distinti per quanto riguarda il payoff dello strumento.

Acquisto di un’opzione Call:

Acquistando una Call pago un premio al fine di garantirmi la possibilità futura di acquistare il sottostante allo strike price definito dall’opzione. Questa strategia fornisce la possibilità di ottenere un rendimento superiormente illimitato.


Acquisto di un’opzione Put:

Acquistando una Put mi tutelo dal rischio connesso alla perdita di valore del sottostante. Tuttavia, poiché il suo prezzo non potrà essere inferiore a zero, i guadagni derivanti dall’opzione sono limitati allo strike price.

Vendita di un’opzione Call:

In questo caso vendendo lo strumento incasso il premio ad esso relativo, accollandomi il rischio di perdite potenzialmente illimitate se si verificasse un rialzo del prezzo del sottostante.

Vendita di un’opzione Put
:

Vendendo un’opzione Put mi assumo il rischio derivante da un possibile deprezzamento del sottostante, ottenendo dal compratore, come remunerazione di tale rischio, il pagamento del premio.

Un’ulteriore distinzione che è necessario effettuare divide le opzioni in due categorie: le opzioni di tipo americano e le opzioni di tipo europeo. Le opzioni di tipo americano sono esercitabili in un qualsiasi giorno antecedente alla data di scadenza. Le opzioni di tipo europeo, invece, sono esercitabili solamente a scadenza.

I futures sono contratti a termine standardizzati, dunque facilmente negoziabili sui mercati regolamentati,  tramite i quali le parti si impegnano a scambiarsi, ad una data futura prestabilita, un certo quantitativo di un’ attività reale o finanziaria (sottostante) ad un determinato prezzo e con liquidazione differita.

L’acquirente del future assume una posizione long sul sottostante, impegnandosi ad acquistarne una determinata quantità alla scadenza del contratto. Tuttavia, solitamente, gli operatori preferiscono chiudere le posizioni prima della scadenza del future, acquistando un contratto di segno opposto, o liquidare per “cash settlement” l’importo dovuto alla controparte, evitando così, nel caso di un sottostante non finanziario, i problemi e i costi riguardanti la consegna e l’immagazzinaggio del sottostante.

La Clearing House:

La clearing house, o cassa di compensazione, aiuta a ridurre il rischio di insolvenza obbligando i contraenti a liquidare quotidianamente le posizioni aperte attraverso il meccanismo del marking-to-market.
Entrambe le parti sono tenute a depositare una somma di denaro, detta margine di garanzia, presso la clearing house. Tale margine viene utilizzato per applicare il principio del marking-to-market liquidando giornalmente i guadagni o le perdite generatisi a seguito del movimento del prezzo del sottostante.

Tipologie di future:

I future, come gli swap, possono essere distinti in base al sottostante di riferimento. Le principali tipologie di future sono:

  • Future su indici azionari;
  • Commodity future;
  • Currency future.

 

 

RAPM (Risk Adjusted Performance Measures)

La misura di performance corretta per il rischio più nota e, per la sua semplicità, più comunemente utilizzata, è l’indice di Sharpe.
E’ un indice di efficienza che misura il premio per il rischio remunerato dallo strumento per ogni punto di volatilità subita.

E’ calcolato come rapporto tra l’excess return (o premio per il rischio medio) e la deviazione standard dei rendimenti.

= media semplice dei rendimenti storici dello strumento
= media semplice dei rendimenti storici risk-free
σ = deviazione standard di Rf

Questo metodo, ampiamente diffuso, è una semplificazione che considera il risk-free rate come un tasso privo di volatilità.

Una formulazione più completa prevede al denominatore σex, che corrisponde alla deviazione standard storica dell’excess return.


Dal punto di vista matematico l’indice non ha limiti, ma rendimenti dello strumento inferiori al risk-free si traducono in valori negativi privi di significato. Tali valori violano l’ipotesi di avversione al rischio degli investitori, tipica del modello di Markowitz dal quale deriva la formulazione dell’indice stesso.In questi casi infatti l’aumento della volatilità, che è posta al denominatore, incrementa il valore dell’indice, il quale ha un valore negativo e diminuisce in valore assoluto.

Posto un piano rischio-rendimento l’indice di Sharpe è il coefficiente angolare della retta che unisce i punti che rappresentano lo strumento e l’attività priva di rischio. Dal punto di vista grafico sono pertanto preferibili gli strumenti con l’inclinazione maggiore. 

Simile, nella formulazione, all’indice di Sharpe, l’indice di Sortino è calcolato come rapporto tra il premio per il rischio medio ed il Downside Risk (DSR).

R = media semplice dei rendimenti storici dello strumento
R= media semplice dei rendimenti storici risk-free

DSR = misura della volatilità negativa dello strumento

La scelta del DSR come misura di rischio in luogo della standard deviation risponde alla considerazione che gli investitori debbano temere non tanto la volatilità positiva, quanto soprattutto quella negativa, quella, cioè, che implica rendimenti inferiori al cosiddetto MAR (Minimum Acceptable Return), e non dal “rischio” di rendimenti maggiori.

L’indice di Modigliani (anche Modigliani-Modigliani) è una misura RAP di agevole interpretazione espressa in percentuale.Esprime il rendimento che uno strumento avrebbe teoricamente realizzato se avesse avuto la stessa volatilità del suo benchmark conservando il proprio rapporto rendimento-rischio.

E’ particolarmente utile per confrontare strumenti aventi lo stesso benchmark ma livelli di rischio differenti.

Analiticamente è calcolato come rapporto tra l’excess return e la deviazione standard dei rendimenti dello strumento il tutto moltiplicato per l’analoga deviazione standard del benchmark


= media semplice dei rendimenti storici dello strumento
R= media semplice dei rendimenti storici risk-free
σ = deviazione standard di R
σb = deviazione standard del benchmark

SR = Sharpe ratio

Il benchmark tipicamente rappresenta il mercato di riferimento attribuendo all’indice un valore di confronto semplice ed intuitivo.

Posto un piano rischio-rendimento l’indice di Modigliani è il livello di rendimento ottenuto proiettando le coordinate dello strumento lungo la retta che lo unisce con il risk-free fino alla standard deviation del benchmark. 

L’indice di Treynor, diversamente noto col nome di reward to volatility ratio, esprime il surplus di rendimento rispetto a quello del risk-free, calcolato per unità di rischio sistematico.

La formulazione dell’indice è simile a quella dell’indice di Sharpe, presentando, tuttavia, una sostanziale differenza. Al denominatore è posto il β, misura di rischio sistematico che non considera il rischio totale dello strumento, ma solo quello legato al mercato.


= media semplice dei rendimenti storici dello strumento
Rf= media semplice dei rendimenti storici risk-free
β = fattore di correlazione tra lo strumento e il mercato

In un piano rischio-rendimento, nel quale il rischio è rappresentato dall’indice β, l’indice di Treynor è graficamente rappresentato dall’inclinazione, il coefficiente angolare, della retta che unisce i punti che rappresentano lo strumento e l’attività priva di rischio. Dal punto di vista grafico sono pertanto preferibili gli strumenti con l’inclinazione maggiore.

L’information ratio valuta sia il rendimento che il rischio in maniera differenziale rispetto ad un benchmark, risultando particolarmente utile, anche se meno diffuso delle altre RAPM, al fine di valutare i fondi di investimento. L’utilizzo del benchmark in luogo del risk free risulta particolarmente adatto a questo fine.

Il computo del quoziente riprende la metodologia utilizzata da Sharpe per la composizione del proprio indice, ponendo al numeratore il tracking error medio del fondo e al denominatore la sua misura di volatilità, la tracking error volatility.

 


= media semplice dei rendimenti storici dello strumento
R= media semplice dei rendimenti storici del benchmark
TEV = Tracking Error Volatility

 

Un valore elevato dell’information ratio dimostra l’abilità del gestore del fondo nel massimizzare il rendimento differenziale rispetto al benchmark di riferimento, minimizzandone al contempo la variabilità rispetto allo stesso.

Indicatori Macroeconomici: Leading Indicators

Gli indici PMI sono tra i leading indicators più importanti e osservati sia dagli operatori sul mercato sia dagli economisti. Sono quantificati sulla base di un sondaggio condotto su un campione di direttori degli acquisti di aziende appartenenti a vari settori di attività. Le domande riguardano i nuovi ordini, l’occupazione, le consegne dei fornitori, le scorte e il livello della produzione: questi fattori sono pesati e combinati in un unico indicatore.

Un indice al di sopra del 50 indica una generale fiducia delle imprese nella situazione economica attuale e futura, manifestando quindi una probabile crescita economica, viceversa un indicatore al di sotto del 50 indica una probabile inversione di una fase espansiva del ciclo, e una scarsa fiducia delle imprese nell’andamento dell’economia in generale. L’indice PMI può essere calcolato su un campione d’imprese del settore manifatturiero o non, appartenenti a un paese specifico.

Elaborato con le stesse modalità degli altri indici PMI, merita una menzione particolare il Caixin Manifacturing PMI, redatto da Markit Group. Mentre le altre macro aree geografiche dispongono di numerosi indici manifatturieri e non, gli analisti cinesi fondano i loro studi principalmente sull’elaborazione di questo indicatore. Agisce pertanto come un indicatore fondamentale per l'intera economia del Paese ed ha un forte impatto sul mercato valutario domestico. Anche in questo caso il valore neutro è 50. 

Il CSI è un indice elaborato dall’Università del Michigan che misura il grado di fiducia dei consumatori americani nei confronti delle imprese domestiche. Insieme al Consumer Confidence Index è uno degli studi più significativi sulle aspettative dei consumatori negli Stati Uniti. Il sondaggio viene somministrato nei confronti ad almeno 500 individui, indipendentemente dallo Stato di residenza, ad eccezione delle Hawaii e dell’Alaska, con un format che prevede 50 domande riguardanti la situazione economico-finanziaria del soggetto. Un dato parziale viene pubblicato verso la metà del mese, ma il risultato finale, con forte influenza sui mercati, viene rilasciato alla fine.

Il Consumer Confidence Index è un indicatore della fiducia dei consumatori. È calcolato attraverso un sondaggio riguardante la situazione economica degli intervistati e le loro previsioni sul miglioramento/peggioramento della loro situazione futura. Il campione è composto di un insieme di consumatori facenti parte di un’area geografica specifica. Le opinioni sulla situazione economica attuale costituiscono il 40% dell’indice, mentre quelle sulla situazione economica futura il 60%.
Anch’esso è un indicatore importante della situazione economica di un paese, e in combinazione con l’indice PMI dà un quadro complessivo sul livello di fiducia e sulla situazione attuale del ciclo economico. Un valore superiore allo 0 indica delle aspettative positive nei confronti dell’economia da parte dei consumatori, dando un segnale positivo per il suo andamento futuro, un valore inferiore genera un segnale opposto. È inoltre molto osservato anche dalle banche centrali per la determinazione delle azioni di politica monetaria, in quanto il suo andamento ben rappresenta le intenzioni di spesa, e quindi la domanda futura, dei consumatori.

L’indice IFO, elaborato dall’Institut für Wirtschaftsforschung, è un indice di fiducia delle aziende tedesche. È quantificato sulla base di un sondaggio effettuato su un campione d’imprese manifatturiere, rappresentanti i principali settori produttivi. È un indice fondamentale per comprendere l’andamento attuale e futuro dell’economia dell’eurozona, ed è calcolato come differenza tra le risposte positive e negative a un questionario composto di domande sia sull’attuale situazione economica, sia sulla condizione nell’economia che i partecipanti prevedono si concretizzi nel medio termine.

L’indice ha base 100, corrispondente alla prima rilevazione effettuata nel 2005: un valore minore o maggiore rispetto a questo livello rappresenta un miglioramento o peggioramento da quella condizione iniziale. L’indicatore più osservato è però la variazione di questo indice, che se positiva indica un miglioramento della fiducia delle imprese manifatturiere sulla situazione economica attuale e futura, viceversa nel caso di un indice negativo.

L’indicatore analizza le tendenze economiche globali somministrando indagini nei confronti di società transnazionali e nazionali sugli sviluppi economici futuri nei rispettivi paesi. Il sondaggio si concentra su informazioni qualitative: valutazioni della situazione economica generale del proprio Paese e aspettative relative agli indicatori economici chiave.

L’indice ZEW è un indice di fiducia elaborato dallo Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung, un istituto tedesco attivo nella ricerca in campo economico. È calcolato con cadenza mensile attraverso un sondaggio che, a differenza degli altri indici di fiducia, è condotto su un campione di 350 esperti di economia e investitori istituzionali. Le zone geografiche interessate sono la Germania (area per cui quest’indice è molto osservato dal mercato), L’Unione Europea, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti e anticipa l’andamento futuro dell’economia di circa sei mesi.

L’indice è il risultato della differenza tra la percentuale degli intervistati che si ritengono ottimisti sul futuro outlook economico e la percentuale di coloro che hanno una visione pessimista. Un valore al di sopra dello 0 indica un outlook positivo, viceversa un valore negativo manifesta un pessimismo degli intervistati nei confronti della futura congiuntura economica.

L’indice ZEW è un indice di fiducia elaborato dallo Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung, un istituto tedesco attivo nella ricerca in campo economico. È calcolato con cadenza mensile attraverso un sondaggio che, a differenza degli altri indici di fiducia, è condotto su un campione di 350 esperti di economia e investitori istituzionali. Le zone geografiche interessate sono la Germania (area per cui quest’indice è molto osservato dal mercato), L’Unione Europea, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti e anticipa l’andamento futuro dell’economia di circa sei mesi.

L’indice è il risultato della differenza tra la percentuale degli intervistati che si ritengono ottimisti sul futuro outlook economico e la percentuale di coloro che hanno una visione pessimista. Un valore al di sopra dello 0 indica un outlook positivo, viceversa un valore negativo manifesta un pessimismo degli intervistati nei confronti della futura congiuntura economica.

L’indice Sentix è un indicatore di fiducia basato su un sondaggio condotto su un ampio campione d’investitori. Rappresenta la fiducia del campione nell’attuale situazione di ciclo economico, ed è uno degli indicatori anticipatori più affidabili insieme all’indice IFO e ZEW, soprattutto riguardo all’eurozona.

Un valore inferiore allo zero è percepito come negativo, e rappresenta una situazione di scarsa fiducia degli investitori nella situazione economica futura. Viceversa un valore superiore rappresenta una visione degli investitori positiva sul futuro outlook economico.

E’ realizzato attraverso un’indagine effettuata nei confronti delle aziende manifatturiere residenti nel distretto di Filadelfia. Nonostante l’analisi sia circoscritta a un’area particolare, l’indicatore ha una forte valenza previsionale per l’intero settore in quanto è il primo dato manifatturiero rilasciato ogni mese. Il livello di neutralità è posto sullo zero.

L’indice Tankan è un’indagine redatta dalla Bank of Japan con cadenza trimestrale sulla fiducia delle imprese giapponesi. Il campione su cui l’indagine si basa è formato da circa 11.000 imprese con un capitale minimo di almeno 20 milioni di yen. L’indagine copre molte dimensioni della vita economica del Paese raggruppabili in sette grandi categorie e le domande possono essere sia di natura quantitativa che qualitativa. Per queste ultime viene calcolato un “diffusion index”, come differenza tra la percentuale di risposte positive e quella di risposte negative.

Il “Super indice economico” viene redatto dal Conference Board con frequenza mensile ed è espresso in termini percentuali. Si tratta di un indicatore di sintesi costituito aggregando 11 differenti indici di natura economica, finanziaria, industriale e valutaria che forniscono informazioni sulla futura attività economica (con una proiezione temporale di circa 3-6 mesi).

L'Empire State Manifacturing è un indicatore anticipatore mensile sulle condizioni economiche del settore manifatturiero nello stato di New York. Elaborato dalla Federal Reserve, è basato su un’indagine condotta tramite interviste alle aziende manifatturiere del distretto di New York.

L'ADP National Employment Report è un indicatore del cambiamento del livello dell’occupazione del settore privato, basato su un sottoinsieme di dati retributivi, aggregati e anonimi, tramite la somministrazione di un’indagine nei confronti 400.000 lavoratori americani. Viene rilasciato generalmente due giorni prima della pubblicazione del dato consuntivo e sono esclusi lavoratori del settore agricolo o dipendenti delle istituzioni pubbliche. L’indice ha un forte impatto soprattutto sul mercato delle valute.

Il Core durable goods è invece un indice relativo agli ordini di beni durevoli che riflette la variazione dell’ammontare delle commesse di asset pluriennali ricevute dai produttori statunitensi. L’indagine è rivolta a 5000 aziende produttrici appartenenti a 92 settori differenti. L’indicatore risulta essere utile nell’analisi della produzione industriale, dato che i tempi di realizzazione sono maggiori per i beni durevoli, gli analisti utilizzano il rapporto che lo comprende per elaborare delle previsioni sul carico industriale delle imprese.

L’Average Hourly Earnings è infine il livello di retribuzione media oraria generalmente ricavata a cadenza mensile ed è un valore utilizzato dagli analisti per stimare l’inflazione futura.

Indicatori Macroeconomici: Contingent & Lagging Indicators

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è un indicatore macroeconomico che rappresenta la somma del valore monetario di tutti i beni e servizi prodotti in un anno da un determinato paese. È un importante segnale di conferma della fase del ciclo economico: una sua variazione in negativo, infatti, indica una produzione e redditi in flessione all’interno di un dato paese; viceversa, un dato positivo denota un aumento della produzione e dei redditi prodotti dall’economia.

È calcolato attraverso due metodologie principali. La prima consiste nello stimare la quantità di beni e servizi prodotta, dal lato della domanda (sommando quindi i consumi privati, gli investimenti privati, la spesa pubblica e il saldo con l’estero, dato dalla differenza tra importazioni ed esportazioni) o dal lato dell’offerta (sommando il valore aggiunto prodotto dalle imprese nei vari settori dell’economia). È qualificato come “lordo” in quanto nella somma degli investimenti sono considerati non solo gli aumenti dello stock di capitale ma anche la sostituzione dei beni esistenti.

Il secondo metodo invece si fonda sull’uguaglianza teorica tra beni/servizi prodotti e redditi percepiti dai residenti: eliminando i costi per i beni e servizi intermedi, la sommatoria dei valori aggiunti prodotti eguaglia la somma dei redditi. Sommando quindi tutti i redditi percepiti in un economia, è possibile ottenere la quantità di beni e servizi prodotti in quella data economia.

Nel calcolo inoltre l’indicatore può essere corretto per tenere conto dell’effetto dell’inflazione sul livello dei prezzi. In questo caso il PIL è definito “reale”, poiché rappresenta l’effettiva variazione nel flusso di reddito/produzione nel dato periodo temporale.

Il deficit pubblico consiste nella differenza negativa tra le entrate e le uscite dello Stato, comprensive della spesa per interessi. Escludendo quest’ultima, il saldo delle entrate e delle uscite prende invece il nome di (dis)avanzo primario. Rappresenta un importante indicatore della situazione dei conti dello Stato di un dato paese: permette infatti di valutare l’incremento annuo del debito pubblico complessivo, nonché la quantità di spesa pubblica in eccesso utilizzata come fonte di stimolo alla crescita economica. Per normalizzare il dato e renderlo confrontabile nel tempo, gli economisti preferiscono all’utilizzo del valore assoluto di questa grandezza utilizzare il rapporto tra il deficit e il PIL, creando un indicatore molto osservato soprattutto dal punto di vista dei trattati internazionali in tema di stabilità finanziaria.

L’inflazione è l’aumento del livello generale dei prezzi dei beni e servizi in un’economia all’interno di un periodo di tempo prefissato. Essa può essere congiunturale (quando si riferisce alla variazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente) o annuale (se calcolata come variazione tra la media dei dodici mesi di riferimento sulla media dei dodici mesi precedenti).

Indicatore economico fondamentale, questo dato rappresenta inoltre la perdita di potere d’acquisto della moneta, fattore cruciale in un’ottica d’investimento di medio/lungo periodo. Un’inflazione positiva indica una crescita del livello generale dei prezzi e una diminuzione del potere d’acquisto (e quindi del valore) della moneta. Viceversa, un’inflazione negativa, che è chiamata deflazione, indica una variazione negativa del livello generale dei prezzi e un apprezzamento della moneta, cioè un aumento del suo valore in termini di potere d’acquisto.

L’indicatore del livello d’inflazione più monitorato da investitori e banche centrali è il Consumer Price Index, che misura l’incremento nel livello dei prezzi dei beni e servizi acquistati, utilizzati o pagati per essere consumati. È stimato attraverso il calcolo della variazione nei prezzi di un paniere prefissato di beni composto in modo da rappresentare in maniera efficace l’insieme dei beni destinati al consumo. È uno dei principali indicatori del livello dell’inflazione in un dato paese o area geografica, e permette di stimare l’effettiva/o perdita/aumento di potere d’acquisto della moneta.

La bilancia commerciale è la differenza tra l’ammontare delle esportazioni e delle importazioni in dato periodo temporale. È un indicatore che specifica la quantità di denaro in entrata o in uscita da un’economia come conseguenza dei suoi scambi con l’esterno. In un sistema economico aperto, come un Paese in un’economia di libero scambio, una bilancia commerciale positiva è un elemento desiderabile, in quanto rappresenta la capacità del paese di destinare parte della produzione per la vendita all’estero, generando un surplus di risorse che incrementano il Prodotto Interno Lordo, e quindi la ricchezza del Paese. Viceversa, una bilancia commerciale negativa è indice di un Paese che non riesce a soddisfare la sua domanda con le risorse prodotte internamente. In generale un dato troppo elevato (o troppo basso) può significare un’economia eccessivamente dipendente dai mercati esteri e può determinare effetti negativi sul valore della moneta.

È un indicatore economico fondamentale per stabilire lo stato di salute dell’economia. È stimato mediante il rapporto tra i disoccupati in una determinata classe d’età (in genere 15 anni e più) e l’insieme di occupati e disoccupati di quella stessa classe d’età, moltiplicato 100. Il numero di disoccupati è calcolato conteggiando il numero di persone non occupate che sono alla ricerca di lavoro attiva, considerando un periodo massimo dal momento in cui hanno cercato occupazione al momento della misurazione, pari a 4 settimane nel caso della rilevazione prodotta dall’ISTAT.

Un alto tasso di disoccupazione determina un livello dei consumi basso, con effetti negativi sul Prodotto Interno Lordo, la produzione industriale e deficit pubblico (in caso di misure volte a stimolare la ripresa economica o a sostegno di chi non percepisce redditi).

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