Dicembre in poche righe
Il mese di dicembre chiude l’anno con un profilo meno lineare di quanto l’apparente quiete natalizia potrebbe suggerire. Le principali asset class si muovono in ordine sparso, restituendo un quadro complessivamente contrastato.
L’azionario globale registra un progresso contenuto, nell’ordine dello 0,4%, segnale più di resistenza che di vera forza direzionale. L’obbligazionario, al contrario, cede circa lo 0,3%, confermando una persistente difficoltà dei segmenti più sensibili al rischio di tasso. Decisamente diversa la dinamica delle materie prime, che mettono a segno un’espansione del 2,9%, imponendosi come principale motore di performance del mese.
Nei portafogli diversificati il bilancio resta interlocutorio. I profili prudenti arretrano dello 0,2%, quelli moderati si attestano in area neutrale, mentre i profili dinamici riescono a strappare un modesto +0,1%, riflettendo un contesto in cui il contributo delle asset reali compensa solo parzialmente la debolezza obbligazionaria.
Mercati azionari in prevalenza positivi ma selettivi
A dicembre circa il 70% delle categorie azionarie chiude il mese in territorio positivo: un’inversione rispetto alla maggiore frammentazione osservata nei mesi precedenti. Tuttavia, la distribuzione dei rendimenti rimane fortemente asimmetrica.
Sul piano geografico emergono con decisione le esposizioni coreane, seguite dai mercati europei emergenti e dai Paesi iberici. L’Europa nel complesso si conferma l’area più solida, davanti all’Asia e agli Stati Uniti, mentre il Brasile rappresenta il principale punto di debolezza del mese.
Dal punto di vista settoriale, i metalli preziosi e minerali dominano la classifica, con rendimenti mensili compresi tra il 6% e l’8%, confermando il ruolo di comparto rifugio in una fase di incertezza macro. All’estremo opposto, il settore immobiliare statunitense registra la flessione più marcata, con un calo intorno al 4%, penalizzato dalla combinazione tra tassi ancora elevati e compressione delle valutazioni.
Mercati obbligazionari sotto pressione e ancora disomogenei
Il comparto obbligazionario prosegue nel suo movimento laterale-discendente, con una prevalenza di rendimenti negativi e una dispersione interna tutt’altro che trascurabile.
Le strategie monetarie e i segmenti a breve termine si confermano tra i più resilienti, mantenendo rendimenti prossimi allo zero o leggermente positivi. In particolare, le esposizioni in euro e dollaro a breve scadenza continuano a beneficiare di un profilo di rischio contenuto.
Di contro, le obbligazioni governative statunitensi e giapponesi figurano tra le peggiori performance mensili, con perdite che superano il 2% nel caso dello yen. Ancora una volta, la struttura a termine dei rendimenti premia le durate brevi, mentre penalizza le scadenze medio-lunghe, segnalando una persistente avversione al rischio di tasso.
Analisi dei fondi su base mensile
L’analisi delle performance dei fondi evidenzia una concentrazione estrema dei risultati nelle strategie legate ai metalli preziosi. I fondi auriferi e silver-based occupano stabilmente le prime posizioni delle classifiche mensili, con rialzi compresi tra il 10% e il 17%.
Accanto a questi, si distinguono alcune esposizioni tematiche legate alle materie prime e ai minerali strategici, oltre a singole strategie azionarie asiatiche, in particolare sulla Cina e sulla Corea.
Nel reddito fisso emergono nuovamente le strategie sui mercati emergenti in valuta locale e i comparti convertibili asiatici, con rendimenti mensili che si collocano tra l’1,5% e il 3%, a testimonianza di una ricerca di rendimento ancora attiva, ma estremamente selettiva.
ETF mensili
Il segmento ETF replica e amplifica le dinamiche osservate sui fondi. Le classifiche mensili sono dominate in modo netto dalle commodities, con l’argento che registra performance prossime al 30% su base mensile e oltre il 120% da inizio anno.
Seguono il platino, i metalli preziosi nel loro complesso e l’azionario Corea, tutti caratterizzati da rialzi a doppia cifra. Buon contributo anche dai settori finanziari europei e dalle risorse di base.
Sul fronte opposto, le strategie legate alla volatilità segnano la contrazione più severa del mese, seguite dalle commodities agricole, dalle energie alternative e da alcuni settori difensivi tradizionali, come utility e farmaceutici.
ETF speculativi
Come di consueto, il comparto speculativo mostra un’elevatissima dispersione dei risultati. Gli strumenti a leva sull’argento guidano la classifica con incrementi mensili superiori al 50%, mentre prodotti short su titoli ad alta volatilità registrano movimenti altrettanto violenti.
La leva finanziaria amplifica le dinamiche sottostanti, ma al prezzo di una volatilità estrema, che rende questi strumenti adatti esclusivamente a un utilizzo tattico e consapevole.
E l’allocazione?
Il mese di dicembre conferma un mercato fortemente polarizzato, in cui le asset reali e i settori legati alle materie prime continuano a rappresentare il principale fattore di protezione e rendimento.
L’azionario mostra segnali di tenuta, ma richiede un approccio selettivo, con preferenza per aree geografiche e settori meno esposti alla compressione dei multipli. Il reddito fisso resta fragile, con una chiara predilezione per le scadenze brevi e per alcune nicchie emergenti.
Nel complesso, il quadro di fine anno restituisce un ambiente di mercato che premia la specializzazione e penalizza le esposizioni generiche, imponendo una gestione attiva e una costruzione del portafoglio sempre più puntuale, senza illusioni di facile diversificazione.



